Così mangiava Lorenzo il Magnifico

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Così mangiava Lorenzo il Magnifico

Ricette di cucina descritte dallo stesso Lorenzo il Magnifico, che apprezzava anche pietanze semplici

Lorenzo il Magnifico sembra essere l’inventore del Tuaca, un liquore realizzato con vaniglia e scorze di agrumi, servito nei suoi banchetti di corte.

Proponiamo alcune pietanze che da fonti storiche piacevano particolarmente al Signore di Firenze. Potrà essere apprezzato che nel tempo si sono mantenute le tradizioni alimentari e che venivano preferiti alimenti genuini e del territorio. Appassionato di cucina, così mangiava Lorenzo il Magnifico. Apprezzava i cibi popolari come schiacciate, migliacci, aringhe, castagnacci, pancetta, salsicce, fave arrostite, pecorini, cosce di rana…

Il pane… anzi i pani

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Nel Rinascimento il pane che fino ad allora veniva fatto lievitare naturalmente, viene fatto con la farina di grano duro di alta qualità. Grazie al lievito di birra e al crescente consumo di pane da parte delle classi più agiate, i fornai diedero libero sfogo alla loro fantasia creativa, con nuove forme e tipi diversi di pane.

Ecco dunque arrivare alla mensa di Lorenzo il Magnifico pane al burro, all’olio, alle olive, alle erbe aromatiche; e poi pani dolci, con le uvette, con il cioccolato, con l’anice. Ogni stato sociale viene ad avere il suo pane. Ce ne era uno per il Papa ed uno per i Re e poi quello per il Cavaliere e via dicendo.

Primi piatti

Ravioli e tortelli. Le paste ripiene divennero proprio nel Rinascimento una delle pietanze inserite tra le portate dei fastosi pranzi.

Gli gnocchi erano molto apprezzati durante il Rinascimento, tanto da essere presenti con vari condimenti nei libri di ricette, scritti da due famosi cuochi del tempo, Cristoforo Messisbugo e Bartolomeo Scappi. Per i banchetti alla corte del Magnifico (e per i ricchi mercanti fiorentini), al pane grattugiato raffermo venivano aggiunte mandorle tritate.

Pecorino di Pienza per Lorenzo il Magnifico!

Lorenzo il Magnifico era un grande appassionato della buona tavola!
Tra i cibi che amava c’era anche il formaggio, che nella terra di Toscana vantava una antichissima tradizione,  stando alle attestazioni storiografiche.
E il formaggio preferito era il PECORINO DI PIENZA, prodotto appunto nella omonima cittadina in provincia di Siena, a poca distanza da Montepulciano.
Questo formaggio a pasta dura, viene realizzato con latte intero di pecora sarda, che pascola allo stato brado, nutrendosi di foraggio del territorio.
L’aroma particolare di questo prodotto viene dalla stagionatura in barrique di legno.

E poi… Pecorino Toscano!

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Questo tipo di formaggio veniva prodotto dagli antichi romani (fonte: Plinio il Vecchio). Con il nome di “cacio marzolino”, perchè prodotto dal mese di Marzo, era ben noto ed apprezzato nel corso del 1400 da personaggi illustri, come Lorenzo il Magnifico. L’area di produzione comprende le province di Arezzo, Pisa, Massa Carrara, Livorno, Grosseto, Firenze, Prato, Lucca, Pistoia, Siena. Nel 1996 è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Protetta. Può essere consumato nella versione fresco o stagionato.

Le tipologie dei formaggi toscani.

Carni a volontà

Era anche appassionato di selvaggina, che cacciava lui stesso nelle battute di caccia presso le sue ville, in quella di Cafaggiolo e di Poggio a Caiano.

E poi anche di capponi, polli faraone, maiale in gelatina, piccioni, pernici, tortore e pavoni conditi con cannella, zafferano, noce moscata, coriandolo, pepe, zenzero, chiodi di garofano.

Il gusto agrodolce era piuttosto apprezzato, tanto che le carni venivano accompagnate con salse dolci come il melangolo, una salsa di arance, la mostarda, la cotognata.

Il Pasticcio era piuttosto frequente nelle tavole rinascimentali.

Era costituito da un involucro di pasta frolla dolce che dava la possibilità di farcirlo in varie maniere. Poteva essere ripieno di carne, pasta,  pesce o verdure.

Alla corte rinascimentale di Lorenzo il Magnifico la doratura veniva fatta con un vero velo d’oro.

Dolci

Di dolci ce ne parla proprio Lorenzo il Magnifico in sui componimenti poetici in cui cita il Cialdone, gli zuccherini, i bracciatelli, gli gnocchi dolci. Apprezzava le schiacciatine dolci.

La ricetta del Cialdone >>

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Lorenzo il Magnifico amava i limoni che aveva fatto coltivare in serra nella sua residenza a Poggio a Caiano.

La coltivazione del limone per uso ornamentale raggiunse in Italia il suo apice proprio in Toscana durante il Rinascimento quando la potente famiglia dei Medici aveva una collezione di agrumi, fra i quali vi erano molte piante  di limone, famosa in tutta l’Europa del tempo.

Vernaccia di San Gimignano

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Lorenzo il Magnifico apprezzava in particolare la Vernaccia di San Gimignano, come risulta dai documenti di richiesta continua di vino che il Signore di Firenze faceva alla città.

Vino Chianti

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Alla famiglia Medici piaceva anche il Chianti.

Lorenzo dè Medici, nel Simposio e nella Canzone di Bacco, illustra un clima popolaresco, dove il vino è l’essenza di un teatro di arguzie e banalità, al limite grottesco. Fu dunque, il vino per i Medici, già mercanti e banchieri, un bene ed un dono, fu alimento, merce e simbolo. E secondo la tradizione, già ai tempi di Cosimo I il vino preferito dalla famiglia Medici era proprio questo proveniente dalle terre del Chianti!

 

Banchetto di nozze di Lorenzo il Magnifico

Il 4 giugno 1469 Lorenzo il Magnifico sposa Clarice Orsini.

Scrive Piero di Marco Parenti, uno degli invitati:

Arrivarono al Palazzo di Via Larga centocinquanta vitelle, quattromila fra galline e papere, pesci, cacciagione e moltissime botti di vini nostrali e forestieri.

Il tavolo della sposa si trova nella loggia e ad esso sono sedute cinquanta giovani nobildonne, mentre quelle anziane siedono all’interno del palazzo presiedute dalla madre dello sposo, Lucrezia Tornabuoni; nell’androne sono i giovani con Lorenzo e Giuliano e in altro tavolo gli anziani della città. Ma altre mense imbandite di vivande sono sistemate sia all’interno del palazzo sia sulla strada onde tutta la città – anche quella dei popolani – possa godere di questi festeggiamenti.

Ogni tavolo era inoltre rallegrato da danze, musiche e piccoli spettacoli.

Le vivande sono varie: si inizia la mattina con portate di morsaletto, poi un lesso, poi un arrosto, poi cialdoni e marzapane e mandorle e pinocchi confetti; poi le confettiere con pinocchiati e zuccata confetta. La sera gelatina, un arrosto, frittellette, cialdoni e mandorle e le confetterie. Come vino si usa malvasia, trebbiano e vermiglio.


Video di AccademiaGastronomiaStorica
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